giovedì 2 giugno 2016

La magia eclettica e virtuosa della chitarra di Augustin Wiedemann in concerto a San Giovanni Rotondo

di Francesca Papagni


Dopo l'acclamatissima apertura, e l'apprezzatissima prima serata, conclusasi in un trionfo scrosciante di applausi da parte del pubblico in sala, la seconda serata musicale della rassegna "In concerto" si prepara ad accogliere i magnifici tecnicismi atemporali e le goliardìe musicali di uno dei massimi interpreti attuali della chitarra classica e contemporanea, Augustin Wiedemann.

Augustin_in_Malmoe
Il pubblico in sala verrà senza ombra di dubbio stregato dai variegati lirismi epici parafrasati in musica, e da una 'sì complessa quanto raffinata e naturale capacità tecnico-espressiva, la quale contraddistingue il maestro e il suo strumento, tanto da designarlo come un vero e proprio "dio dell'Olimpo" dell'odierna scena musicale.
Augustin Wiedemann, residente a Monaco, nel 1992 vinse il 6° International Guitar Competition tenutosi all'Avana, a Cuba. In questo concorso internazionale, i cui membri della giuria includevano, tra gli altri, Leo Brouwer e Alvaro Pierri, gli sono stati anche assegnati quattro premi speciali (tra cui il premio per la migliore interpretazione di musica spagnola e per la migliore interpretazione di musica cubana eseguiti da uno straniero). Nello stesso anno ha conquistato anche il primo "Cultural Award for young artists" ("Premio culturale per giovani artisti") da parte della città di Deggendorf. Da settembre 2011 è professore di chitarra presso la "Vorarlberger Landeskonservatorium" di Feldkirch/Austria
Variegato e appassionante sarà il programma della serata, che vedrà l'esecuzione delle musiche di Eduardo Sainz de la Maza, Dusan Bogdanovic, Fernando Sor e Federico Moreno Torroba.

NB. Direzione artistica: M°Luciano Pompilio; Ingresso ore 20.00, inizio spettacoli ore 20.30. Tesseramento stagione concertistica € 40,00/ Contributo associativo per singolo concerto € 7,00; prevendite presso “Edicola Corso Umberto I”, o direzione amministrativa ospedale “Casa Sollievo Della Sofferenza”.


martedì 31 maggio 2016

Le riflessioni non confezionate sul vuoto abitabile del "Non-Luogo" si manifestano sulla scena sangiovannese per una sera


di Francesca Papagni
L'Istituto "Maria Immacolata" di San Giovanni Rotondo, Oskenè, Laboratori Urbani Artefacendo, Scuola di musica Novecento e Provo.Cult. organizzano un esperimento teatrale sui “Non Luoghi”
Autogrill, aeroporti, stazioni, campi profughi, social network: luoghi slegati da qualsiasi rapporto con contesti sociali esattamente identificabili. Luoghi anonimi, di passaggio. Luoghi in cui l’abitante non li abita, non ci vive, non ci costruisce una storia, non ci si riconosce. Nonluoghi, appunto.
Istituto "Maria Immacolata" di San Giovanni Rotondo, Oskenè-oltre la scena, Laboratori Urbani Artefacendo, Scuola di musica Novecento e Provo.Cult., presentano un esperimento teatrale con gli allievi dell’istituto superiore martedì 7 giugnoore 20,00 presso il cortile della scuola stessa.
L'esperienza si tradurrà in una serata all’insegna dell’arte, declinata in immagini, musica e teatro per approfondire la tematica del “non luogo”, neologismo coniato dall’antropologo francese Marc Augé, in cui il rapporto che viene a crearsi fra gli individui è sensibilmente diverso da quello che si crea nei luoghi antropologici, contrapposti ai primi, definiti “non luoghi” perché non identitari, relazionali, storici.

giovedì 26 maggio 2016

La musica sudamericana dell’Orchestra di chitarre “De Falla” in concerto a San Giovanni Rotondo


di Francesca Papagni
Si terrà domenica 29 maggio alle ore 20.00 presso l’Auditorium “Piergiorgio Frassati” la prima esibizione della rassegna “In concerto” ad opera dell’orchestra di chitarre “De Falla”.
L’orchestra è ormai una realtà tangibile e concreta che sta proponendo un nuovo modo di fare musica rivisitando, in chiave chitarristica, il repertorio “classico” di svariati generi musicali (da Bach a Joplin, da De Falla ai classici della musica partenopea). Ha collaborato con artisti di fama mondiale come L.Brouwer, C.Cotsiolis, C.Molino ed altri. Tutte le sue attività vengono periodicamente seguite da quotidiani come “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “Il corriere del Mezzogiorno”, “La Repubblica”, “La Nazione”, “Quotidiano di Bari”, “Bari Live”, “Gazzetta di Parma” dalle riviste specializzate “Guitar Club”, “Chitarre” e “Guitart” e da alcune TV locali come “Rai3-TGR”, “Antenna Sud”(in modo particolare il programma televisivo “Dietro le Quinte”), “Telebari”, “RTG Puglia”. Pasquale Scarola (direttore) dal 1979 è docente di chitarra presso il conservatorio “N.Piccinni” di Bari. Nel gennaio 2000 ha fondato l’orchestra di chitarre De Falla di cui è direttore. Parallelamente alle attività concertistica e d’insegnamento, svolge quella di compositore, revisore e arrangiatore trascrivendo per orchestra di chitarre opere di Bach, De Falla, Lecuona, Strauss, Albeniz, Gershwin ed altri. Nel febbraio 2002 per l’inaugurazione del progetto “Euridice” realizzato da Linda Casolaro, P. Scarola con l’orchestra tiene, presso l’Auditorium Vallisa di Bari, il concerto “Omaggio a Segovia” alla presenza della moglie Emilia Segovia e del figlio. Da alcuni anni scrive e pubblica sue composizioni e trascrizioni di altri autori per conto della Edizioni musicali “G.Salatino” Art Communication di Mottola.
Il programma della serata vedrà l’esecuzione di brani di Augustin Barrios Mangorè, Ernesto Lecuona, Paulo Bellinati, Bonet/Lauro, Astor Piazzolla, Valdir Azevedo e trascrizioni ed arrangiamenti di Pasquale Scarola.
NB. Direzione artistica: M°Luciano Pompilio; Ingresso ore 20.00, inizio spettacoli ore 20.30. Tesseramento stagione concertistica € 40,00/ Contributo associativo per singolo concerto € 7,00; prevendite presso “Edicola Corso Umberto I”, o direzione amministrativa ospedale “Casa Sollievo Della Sofferenza”.

martedì 24 maggio 2016

Al via la nuova rassegna musicale “In concerto”: primo concerto il 29 maggio presso l'Auditorium “Piergiorgio Frassati” di San Giovanni Rotondo

di Francesca Papagni



La città di San Giovanni Rotondo - con il patrocinio del comune, della Regione Puglia e con
l'immancabile contributo della BCC - si colora, per la tredicesima volta, delle sfumature musicali
della raffinata rassegna “In Concerto”, a cura del M°Luciano Pompilio.
Il programma dell'immancabile appuntamento per tutti gli appassionati di musica quest'anno
propone, oltre alla grande bellezza interpretativa della musica classica, anche un variopinto show
dal sapore mediterraneo, iberico, argentino e dalle venature di jazz verace.

La particolarità di questa stagione è data anche da uno spiacevole evento: l'associazione “Duo
Caputo-Pompilio” piange la perdita del caro M° Giuseppe Caputo, da sempre parte attiva della
programmazione; ma laddove le parole finiscono, comincia la musica!

Si parte domenica 29 maggio nell'Auditorium “Piergiorgio Frassati” (sala San Giuseppe Artigiano)
con la versatile orchestra di chitarre “De Falla”, diretta dal M°Pasquale Scarola, composta da
elementi diplomandi, docenti e rinomati solisti del conservatorio “N.Piccinni” di Bari.
Il repertorio d'esecuzione dell'organico gode di una variatio non indifferente: si potranno infatti
apprezzare brani classici, rinascimentali, barocchi, iberico-fiamminghi e adattamenti contemporanei
(Queen, Beatles).

I successivi incontri vedranno intrecciarsi differenti idiomi musicali, provenienti da territorio locale
e straniero: domenica 12 giugno la classicità della chitarra di Augustin Wiedemann, domenica 19
giugno i suoni tradizionali del duo “Due corde mediterranee”, (Giovanni Seneca e Gionni Di
Clemente), il 26 giugno i virtuosismi del “Duo Paganini” (Gabriele Curciotti e Francesco
Cappelletti), venerdì 8 luglio le atmosfere argentine del “Trio Accord: Storie de Tango” (Gennaro
Minichiello, Giovanna D'Amato, Fabio Gemmiti) si fonderanno in un appassionato connubio con la
danza, portata in scena dai campioni del mondo di tango escenario e vice campioni di tango salòn,
Gioia Abballe e Simone Facchini, domenica 18 settembre il jazz chitarristico del “Trio Alessia
Martegiani & Maurizio Di Fulvio”, domenica 25 settembre il jazz conclamato del “Metamorfosi
Quartet” (Pino Lentini, Massimo Cianciaruso, Antonio Sciscioli, Michele Carrabba), domenica 2
ottobre il duo pianoforte e violoncello di Helga Pisapia e Tullio Zorzet, domenica 16 ottobre il
pianoforte sofisticato del M°Alessio Mastrodonato e il flauto sensibile di Claudi Arimany, domenica
23 ottobre il pianoforte contemporaneo e minimale di Evgenia Papadimas, e per finire, le atmosfere
popolari e da camera de “Trio Syrinx” (Dorel Baicu, Dorin Gliga, Pavel Ionescu) concluderanno
questa variegata rassegna.

NB. Ingresso ore 20.00, inizio spettacoli ore 20.30. Tesseramento stagione concertistica € 40,00/
Contributo associativo per singolo concerto € 7,00; prevendite presso “Edicola Corso Umberto I”, o
direzione amministrativa ospedale “Casa Sollievo Della Sofferenza”.


giovedì 5 maggio 2016

« Laudato si': la festosa sinfonia musicale dedicata 60° anniversario della fondazione ospedaliera “Casa Sollievo della Sofferenza”»


di Francesca Papagni



San Giovanni Rotondo, 04/05/2016: In onore del Sessantesimo anniversario della fondazione ospedaliera “Casa Sollievo della Sofferenza”, struttura fortemente voluta dall'acclamatissimo Santo frate, ormai protettore del territorio sangiovannese, Padre Pio da Pietrelcina, l'Auditorium “Mary Pyle” (Foyer Chiesa di S.Pio), è stato lieto di ospitare un graditissimo e festoso concerto lirico-sinfonico di alto livello, capitanato dall'orchestra foggiana del Conservatorio, “Musica Civica”, condotta mirabilmente dal M°Gianna Fratta, incantevole direttrice dalla delicata bacchetta aurea, capace di stregare, mediante un'eccellente metrica eufonica, e un elegante mix di charme ed estetica, strumentisti e spettatori.

I protagonisti della serata: A tenere altissimo l'interesse acustico in sala sono stati i solisti protagonisti, che meritano una menzione particolare. Il primo violino solista ad esordire è stato quello del M°Dino De Palma. L'esecuzione dell'anima giovanile beethoveniana, è stata pressoché impeccabile, ed ha evidenziato la grazia mite e ben temperata, appena tormentata nella parte centrale, l'agilità melodica, e la leggiadria stessa della composizione, la “Romanza n.2 in Fa maggiore, op. 50.
Il tenore Frate Alessandro Brustenghi, personalità fresca, tenera e genuina, sincero ed attento esecutore dai toni leggeri, neo-melodici e vagamente popolari, è stato il primo cantante ad esordire. Il pubblico si è lasciato coinvolgere dolcemente, al primo sguardo, dal quell'aurea di fede e religiosità sacra emanata dalla sua figura, che, seppur docile e minuta, è risultata animata al contempo da grande coraggio esecutivo.
La scelta dei suoi brani si è distinta per il grande senso di umiltà, benedizione, evangelizzazione e gioia di adempiere alla sacra missione, con cui Frate Alessandro ha a che fare quotidianamente. (In ordine: la celeberrima “Ave Maria” di P.Mascagni, dalla “Cavalleria Rusticana; il ricordo del barocco, rappresentato da “Aria da Chiesa” di A. Stradella; la melodia gregoriana del XIII sec., riadattata in maniera impeccabile dall'orchestra, “Madonna de claritate”; la citazione a San Tommaso d'Aquino, “Panis Angelicus”, elaborazione musicata da C.Franck, in duetto con il baritono co-protagonista, Matteo D'Apolito; il popolarissimo brano di E.De Curtis “Non ti scordar di me”; e per finire, dall'”Elisir D'Amore” di G.Donizetti, “Ardir! Ha forse il cielo!”, in un secondo duetto con il M°D'Apolito.

Il baritono Matteo D'Apolito, giovane, verace e poliedrico talento sangiovannese, già consacrato liricamente ai migliori palcoscenici italiani (Milano, Lucca, Livorno, Piacenza, Pesaro, Chieti...) e internazionali (Corea del Sud, Benelux, Bulgaria, Muscat) ha fornito un exhibit musicale di grandissimo spessore interpretativo, musicale e scenografico. Dotato di una certa flessibilità vocale, e di una indiscussa presenza scenica, ha dato prova di uno spelling rispettabile, passando senza difficoltà alcuna da note gravi ad acute, da gorgheggi a fraseggi musicali complessi, dalle lingue anglofone ai testi in italiano arcaico dei librettisti d'opera, senza mai indugiare.
Ottima oltretutto la proiezione e l'intensità timbrica dei colori della sua profonda voce. Il repertorio scelto per la serata si è caratterizzato per eleganza, sofisticatezza e varietà: cominciando con la sacralità del “Confutatis”, tratto dal “Requiem” verdiano, e con l'austera aria handeliana, tratta dai capitoli biblici delle lettere ai Corinzi, “The trumpet shall sounds”, ha proseguito in seguito sulla falsariga del repertorio buffo, eseguendo in maniera impeccabile due arie di G.Donizetti, tratte dall'”Elisir d'Amore” (“Udite, o rustici”; “Ardir! Ha forse il cielo!”), trasformandosi per giunta anche in un giocoso e convincente interprete teatrale.


La serata è stata animata oltretutto anche da interessanti interventi, sottoforma di mini-interviste, aventi come protagonisti noti soci fondatori e dipendenti della struttura “Casa Sollievo della Sofferenza”, e per concludere dall'esecuzione scorrevole e precisa – da parte dell'organico orchestrale - dell'”Overture” del “Barbiere di Siviglia” di G.Rossini, dalla commovente “Gabriel's oboe”, storica colonna sonora di “Mission”, composta dal maestro E.Morricone, e da un inaspettato bis dal sapore tradizionale, pezzo cardine della canzone melodica italiana, “O Sole mio”, che ha prevedibilmente mandato il pubblico in visibilio, nell'estremo finale.

lunedì 2 maggio 2016

“Laudato Si'” : religiosità e musicalità per il 60°anniversario dell’Ospedale ‘Casa Sollievo Della Sofferenza’

concerto laudato
San Giovanni Rotondo (FG): Mercoledì 4 maggio, alle ore 20.00, nell’Auditorium della Chiesa di San Pio, l’Orchestra Musica Civica di Foggia si esibirà in concerto per festeggiare il60° anniversario dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, l’Opera di San Pio da Pietrelcina, inaugurata il 5 maggio del 1956.

Laudato Si’: questo il nome del concerto lirico-sinfonico, vedrà l’Orchestra Musica Civica diretta da uno dei direttori d’orchestra più attivi a livello nazionale ed internazionale, la pugliese Gianna Fratta, accompagnare le due voci soliste del tenore Frate Alessandro Brustenghi e del baritono Matteo D’Apolito.
Frate Alessandro Brustenghi si è affermato sulla scena internazionale grazie a “Voice from Assisi”, “Voice of joy” e “Voice of peace”, tre CD di grande successo registrati per la casa discografica londinese Decca Records.
Matteo D’Apolito, originario di San Giovanni Rotondo, seppur molto giovane, ha già intrapreso una carriera internazionale di primo livello interpretando i più importanti ruoli operistici del repertorio per baritono.
I due artisti proporranno un programma che spazia dalla musica sacra all’opera lirica, dall’Ave Maria di Mascagni al Panis Angelicus di Franck, dall’ouverture del Barbiere di Siviglia alle arie dell’Elisir d’amore. Arie, duetti e pezzi orchestrali si alterneranno per offrire al pubblico un programma eterogeneo e di grande fascino.
Il concerto si aprirà con la bellissima Romanza in fa maggiore di Beethoven, interpretata dal violinista foggiano Dino De Palma, strumentista che si è esibito nelle sale più prestigiose del mondo.
Le voci di Frate Alessandro Brustenghi e del baritono Matteo D’Apolito, il suono del violino di Dino De Palma, la bacchetta di Gianna Fratta sapranno dare il giusto risalto ad un importante evento culturale di portata nazionale.
Il concerto, ad ingresso libero, sarà trasmesso anche da Padre Pio TV sul canale 145 del digitale terrestre e 852 di Sky.
Le celebrazioni del 60° di Casa Sollievo si concluderanno giovedì 5 maggio alle 9.30, sul pronao dell’Ospedale, con la concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione Episcopale per il Servizio della Carità e della Salute della C.E.I.

Programma d'esecuzione:
1) Ludwig van Beethoven – Romanza n.2 in fa maggiore op.50
2) Pietro Mascagni – Ave Maria, da Cavalleria rusticana
3) Giuseppe Verdi – Confutatis, dal Requiem
4) Alessandro Stradella – Aria da chiesa
5) Georg Friedrich Handel – The trumpet shall sound, dal Messiah
6) Bossi-Zardini – Madonna de claritate
7) Cesar Franck – Panis Angelicus
8) Ennio Morricone – Gabriel’s Oboe, da Mission
9) Giuseppe Verdi – Mentre gonfiarsi l’anima, da Attila
10) Ernesto De Curtis – Non ti scordar di me
11) Gioachino Rossini – Ouverture, dal  Barbiere di Siviglia
12) Gaetano Donizetti – Udite o rustici, dall’Elisir d’amore

                                         – Ardir! Ha forse il cielo, dall’Elisir d’amore
Credits to: Giornale di Puglia
Francesca Papagni

giovedì 21 aprile 2016

“Tribute”: epilogo di una serata musicale dai colori impressionisti


di Francesca Papagni

Numerosissimi i riscontri positivi raccolti alla fine della serata di presentazione del disco “Tribute” (targato GuitArt) del maestro di chitarra classica Luciano Pompilio. La sua musica delicata, assieme alle sue doti di sensibilissimo interprete, ha contribuito a trasformare l'Auditorium del cinecircolo “Piergiorgio Frassati” nella fotografia di una reale tela impressionista: toni dai tratti decisi e definiti (simboleggianti virtuosismi e arpeggiati della chitarra) alternati a tenui pennellate pallide e introspettive (rappresentazione efficace dei coloriti musicali usati con grande abilità dal maestro) hanno accompagnato l'ascolto ragionato degli spettatori, stregati dalla maestria della sua arte. Massimamente apprezzate nel programma d'esecuzione sono state le composizioni classiche e di vero impatto emozionale di A.Barrios Mangoré ('La Catedral', 'Una Limosna por el amor de Dios', concessa come bis), e gli scritti sperimentali e contemporanei del compositore Simone Iannarelli ('Tribute to Keith Jarrett', 'Un atardecer'). Positivissimi, inoltre, sono stati i commenti riguardanti la presentazione iniziale del maestro, seguita da un'interessante e coinvolgente intervista, all'insegna di un sottile umorismo filosofico (a cui il maestro ha saputo sapientemente replicare), stilata con meticolosa cura dall'emergente recensionista/blogger e studentessa di Lettere, Francesca Papagni.

Foto a cura di Giuseppe Massa
Lodi e congratulazioni finali non possono che andare alla presidentessa, al consiglio direttivo del cinecircolo, e al maestro Luca Cocomazzi, organizzatore e traghettatore artistico del dietro le quinte della serata.
Prima della conclusione della serata il maestro Luciano Pompilio ha voluto, con grande discrezione, condividere con il pubblico l'infelice notizia degli ultimi attimi di agonia, a seguito di una estenuante malattia, del maestro Giuseppe Caputo, suo storico accompagnatore nel progetto chitarristico “Duo Caputo-Pompilio”. Al suo ricordo, dunque, è stato dedicato questo intenso e irripetibile evento, in cui il silenzio monodico della filosofia si è unito alla polifonia dei brani musicali condivisi.
La città di S.Giovanni Rotondo per un paio d'ore ha potuto dunque fruire dell'arte di un talento conterraneo ormai errante nel panorama musicale internazionale, cosicché la locuzione latina “Nemo profeta est in patria” (Nessuno è profeta nella propria patria), indicante la difficoltà di un talento nell'emergere in ambienti familiari, è riuscita a subire positivamente un rovescio di significato.
Un percorso di sicuro in salita quello di mutare la concezione e la visione artistica di una rigogliosa terra come la nostra, caduta ormai nel baratro dell'improduttività negli ultimi tempi, ma è proprio grazie a iniziative come questa che la vetta della ripresa risulta assolutamente percepibile dall'alto.

giovedì 14 aprile 2016

Il «misticismo filosofico-musicale» di Luciano Pompilio

Foto a cura di Giuseppe Massa
È certamente un amore sensibile e incondizionato per la musica quello che contribuisce a scrivere quotidianamente la vita del maestro Luciano Pompilio, e a segnarla proprio come fa la corrente impetuosa di un tema musicale, la quale, dopo aver ricamato e orlato di toni la bianca pagina pentagrammata, conduce poi – nello sviluppo – a orizzonti intimistici tanto vasti quanto inenarrabili.

“La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia” (Ludwig Van Beethoven) 


Il noto
chitarrista sangiovannese appare totalmente dedito alla sua ars musicandi, e ne parla con sentita devozione, esaltandone l'aspetto emozionale e taumaturgico; ed è proprio la meraviglia, il "thauma" aristotelico-heideggeriano, il termine chiave che costituisce la colonna portante della sua nuova produzione da solista: "Tribute".

Diplomatosi con il massimo dei voti in chitarra classica nel 1990 presso il conservatorio "Umberto Giordano" di Foggia, studia parallelamente musicologia presso l'università di Lettere e Filosofia di Bologna, conseguendo successivamente la laurea D.A.M.S; dopo essersi specializzato con
Alberto Ponce, Manuel Barreco e Stefano Palamidessi, intraprende numerose esperienze con varie formazioni, fra le quali meritano una menzione particolare il progetto/Duo con G.Caputo (unici italiani risultanti vincitori della più importante competizione per duo di chitarra a Montelimar in Francia, oltre che di altri 15 primi premi assoluti),
 le collaborazioni con il “Prima Vista Quartet” di Varsavia e con il “Rimsky Korsakov Quartet” di San Pietroburgo, la direzione artistica (all'attivo) del Festival Internazionale di chitarra “Città di Manfredonia” e della Stagione Concertistica internazionale “In concerto” a San Giovanni Rotondo.


I motivi del disco e la simbiosi con Simone Iannarelli

Il titolo
"Tribute", oltre a simboleggiare un omaggio musicale, un tributo amicale, e la cosiddetta "maraviglia" filosofica, racchiude razionalmente la somma delle condizioni temporali e atemporali, dei viaggi, delle sensazioni, delle sperimentazioni di quel percorso denominato "vita". La musica, nel novello disco, al pari delle tappe sulla linea del tempo storico, è rappresentata come strumento di crescita personale ed evoluzione, fra tecnicismo e sentimento: essa è condivisione, è il raccolto di ciò che si è seminato durante lunghi anni di studio, è esteriorizzare un vortice emozionale interiore, è coinvolgimento.
Inciso nel paese natale (San Giovanni Rotondo), a differenza degli altri 7 lavori, e allegato alla rivista chitarristica internazionale "GuitArt", questo lavoro commemora un'amicizia quasi
simbiotica fra il maestro Pompilio e l'illustre chitarrista/compositore Simone Iannarelli: il modo migliore per ricordare e custodire i fasti di questo solido legame nato durante la maturazione del percorso musicale di entrambi – racconta Luciano – è stato certamente quello di dedicargli l'incisione di uno dei suoi più complessi brani per chitarra, il celebre "Tribute to Keith Jarrett"; pezzo dalla notevole difficoltà tecnico-espressiva e musicale, costituisce la traccia principale del disco, e la fitta rete di arpeggi e armonie che si susseguono simboleggiano la forza e la tenacia espressiva del jazzista Jarrett, i virtuosismi esplosivi di Scriabin e Stravinskij, e la lungimiranza degli impavidi chitarristi i quali si accingono allo studio della partitura. Accanto a Tribute to Keith Jarrett, fa da contraltare la meravigliosa ballad "Un Atardecer", idillio musicale dai toni pacati e sognanti, che introducono allo scenario crepuscolare dei tramonti di Colima, attuale luogo di residenza dello stesso Iannarelli.

Fra tecnica, emozione ed "elevatio animae"

"La musica è il solo passaggio che unisca l’astratto al concreto." (Antonin Artaud)

Lo stile e la tecnica musicale del maestro Pompilio mirano al ragionamento, alla ricerca interiore e alla comprensione di quel contrappunto mistico denominato realtà tangibile. Non a caso le altre tracce del disco sono, dal punto di vista analitico, delle squisite parafrasi con sviluppo su un tema esposto. "Preludio, Fuga e Allegro BWV 998" costituisce la massima rappresentazione di quanto sovracitato. Il Preludio, avente una struttura simile a quelli del "Clavicembalo ben temperato, II vol.", è un dialogo didascalico, in cui risulta facile appassionarsi alla riflessione interiore; d'altro canto la struttura e il tempo della Fuga e dell'Allegro trasportano in pochi attimi l'ascoltatore in un mondo frenetico e del tutto realistico, attraverso lo scrosciare impetuoso di una cascata di accordi e arpeggi. La Cavatina di Alexandre Tansman (non presente nel disco, ma immancabile nei live del momento), vera e propria Suite/escursione musicale, adornata da un lirismo romantico che a tratti rievoca lo stile chopiniano, è un tributo all'anima mite e generosa dello stesso compositore polacco-francese, il quale scrisse questo brano per il celeberrimo maestro della tecnica, Andrés Segovia. Qui è proprio la scorrevolezza di ogni battuta a fare breccia nel cuore dell'ascoltatore, e a evocare alla mente la tranquillità dei paesaggi bucolici virgiliani."Variazioni su un tema di Mozart, op. 9" è la cosiddetta traccia Jolly, in quanto classificabile come "pezzo di bravura". È una composizione per chitarra del compositore spagnolo Fernando Sor, esplicata in un tema con variazioni e introduzione. Probabilmente proveniente dal coro "Das klinget so herrlich" dell'opera Die Zauberflöte (Il Flauto magico) di Mozart, si caratterizza per la giocosa esuberanza di stampo virtuosistico, a discapito, questa volta, della polifonia. Senza dubbio un giocoso intermezzo per gli orecchi attenti. L'impronta compositiva impeccabilmente classicista del maestro Pompilio trova poi sfogo nei brani del messicano Manuel Ponce: la finezza e il belcanto di una melodia aggraziata si accompagnano a tessuti armonici e intrecci polifonici robusti e a più voci, aventi lo straordinario potere di destabilizzare e affascinare l'attenzione di qualsiasi uditore per via dell'uso ricorrente di modulazioni in crescente pàthos, alternate a giochi di cromatismi ed intervalli. La Catedral di Augustín Barrios Mangoré (acclamatissimo compositore paraguaiano, noto soprattutto per la sua personalità eccentrica e folkloristica) merita un excursus ben più ampio, essendo il brano di maggior rilevanza tecnico-espressiva fra tutti quelli in lista. La Suite, ideata senza ombra di dubbio sullo stile compositivo di J.S. Bach, è strutturata in tre movimenti (Preludio Saudade, Andante Religioso, Allegro Solemne) e può essere considerata, sia per l'esecutore che per l'uditore, al pari del viaggio mistico dantesco. Per spiegare in maniera chiara la varietà dei moti interiori che questo brano è in grado di generare, il maestro Pompilio, durante l'esecuzione, sottolinea ampiamente l'atmosfera ecclesiale del luogo sacro ispiratore del brano, ovvero la magnifica cattedrale di Montevideo.
Un obiettivo sicuramente impegnativo quello di
emozionare con l'arte per elevare l'anima, ma non impossibile per Luciano Pompilio. Il sentiero orizzontale e verticale dell'ascesi musicale appare dunque percorribile solamente chiudendo gli occhi e affidandosi al minuzioso zelo con cui sono state scelte le tracce di "Tribute".


La musica oltrepassa le idee, è del tutto indipendente anche dal mondo fenomenico, lo ignora, in un certo modo potrebbe continuare ad esistere anche se il mondo non esistesse più: cosa che non si può dire delle arti. La musica è infatti oggettivazione e immagine dell’ intera volontà, tanto immediata quanto il mondo, anzi, quanto le idee, la cui pluralità fenomenica costituisce il mondo degli oggetti particolari.” (Arthur Schopenhauer)

Francesca Papagni

mercoledì 17 giugno 2015

Il “Teatro Sociale” di Christian Palladino: tra sensibilismo, relazionalità e sperimentazione.


di Francesca Papagni

San Giovanni Rotondo, 20 Giugno 2015: in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, questa è la data in cui il giovane regista sangiovannese, Christian Palladino, presenterà al pubblico locale la mise en scène di “...Ma liberaci dal mare...”, spettacolo di teatro sociale, avente come argomento cardine una tematica tanto spinosa – per l'assenza di opportune reti d'accoglienza – quanto reale: l'immigrazione in Italia nell'era post-moderna.

Una problematica attuale: in un simile contesto calzerebbe a pennello la dickensiana espressione «hard times, for these times» («tempi difficili, quelli nostri»), ma il nocciolo della questione risiede in una certa incapacità governativa di gestire un fenomeno sempre più dilagante, destinato a sconfinare territorialmente ed eticamente: si pensi alla strategica e proficua posizione “di mezzo” in cui è situato il nostro Paese, e a quel gorgo di preconcetti che i rifugiati in cerca di asilo, già sopravvissuti alle ingiurie dei propri territori, e alle insidie dei mari in tempesta, sono costretti ad affrontare e arginare quotidianamente.

Un teatro sensibile, che ingloba razionalismo e sperimentalismo: il cosiddetto “Teatro Sociale”, nato sulla falsariga della pedagogia di Freire, dei teatri del povero e dell'oppresso di Grotowski e Boal, e in seguito sbarcato in Italia grazie alle poliedriche personalità di attori del calibro di Dario Fò, Marco Paolini, Ascanio Celestini, è vera e propria traduzione moderna della parola creatività, e racchiude in sé una vera e propria dimensione sensibilista: è infatti il risultato razionale dell'espressionismo emozionale dell'individuo il quale ne prende parte. Privo di limitanti schemi tecnici e pragmatici, caratteristici del “teatro classico”, il teatro sociale si edifica sull'esperienza di laboratorio di gruppo. La parola laboratorio si può collegare in maniera diretta ad un certo sperimentalismo; il teatro fisico e tradizionale, costituito dunque da un palcoscenico, da una platea e da un pubblico immobile si muta, per trasfigurarsi in contesti sociali come centri di accoglienza, istituti comprensivi, scuole, per il coinvolgimento creativo di gruppi di individui che non incarnano propriamente la figura dell'attore professionista


Il ruolo dello spett-attore: scardinato da una drammaturgia lineare, costruttivismi ed esigenze di copione, il teatro sociale abbatte la barriera della “quarta parete”, e unisce assieme, in un binomio itinerante, lo spettatore e l'attore (da qui il termine “spett-attore”, ndr). Entrambi sono parte integrante di una situazione concreta, e sono chiamati a sentire – qui inteso come percepire – ed esplicare quei meccanismi sottili della sfera percettiva scaturiti dall'impatto diretto con la realtà. Il tutto è caratterizzato inoltre dall'assenza di una preventiva morale; lo stesso regista non vuole svelare nulla, ma intede creare una sorta di confronto-collisione tra il binomio sovracitato, al fine di cancellare quel senso di apatia e di non-partecipazione, che talvolta caratterizza le tradizionali platee. Le uniche citazioni che ne deriveranno potranno essere, quindi, una libera espressione dell'io (inteso come invididuo in una collettività) in determinati contesti, e nel caso specifico odierno, proprio in quello dell'ondata migratoria in Italia.

Se a teatro il testo non è tutto, se anche la luce è ugualmente un linguaggio, questo vuol dire che il teatro custodisce la nozione di un altro linguaggio, che utilizza il testo, la luce, il gesto, il movimento, il rumore. È il Verbo, la prola segreta che nessuna lingua può tradurre. È, in un certo qual modo, la lingua perduta dopo la caduta di Babele. (da Antonin Artaud, Il teatro del dopoguerra a Parigi, in Messaggi rivoluzionari, p. 99, a cura di Marcello Gallucci, Vibo Valentia, Monteleone, 1994)”

Il ruolo della “verbvm” nel teatro e nella comunicazione: con questa definizione quasi metafisica della parola comunicatrice, che mira a sottolineare l'importanza del verbo e dell'explicatio, suggerita direttamente dal creatore-regista del progetto, Christian Palladino, si esortara il pubblico a non rimanere nell'immobilismo stagnante di quella calm-apparente che si manifesta in vari momenti della propria esistenza, e a render-si forza motrice animante della funzionalità comunicativa nella società; attraverso la comunicazione si potrà giungere ad un equilibrio quantomeno stabile tra comunicante e comunicatore, e di conseguenza tra significante e significato, ovviamente applicati alla sfera sociale. “...Ma liberaci dal male...” dunque sarà uno spettacolo che tenterà di rispettare la veridicità di tali concetti... nella più assoluta semplicità ed efficacia dell'espressionismo comunicativo.