sabato 31 ottobre 2020

Fra palco e realtà...

Da S.Giovanni Rotondo al ProSceniUm Festival: l'appassionante storia da cantare di Ylenia “Yami” Mangiacotti


di Francesca Papagni


Quando la passione, la capacità, il talento e la qualità si mescolano alla perseveranza, alla costanza e alla risolutezza, ecco che il risultato finale non può che essere un importante successo, dal quale si diramano una serie di rilevanti traguardi conquistati con tenacia, ed ogni obiettivo raggiunto diviene simbolo di meritato orgoglio: questo potrebbe essere l'incipit della storia di un notevole percorso artistico e musicale che vale un'intera vita di interminabili – ma al contempo apprezzabili – sacrifici; questo è senza dubbio il più significativo passaggio nel percorso musicale di Ylenia (in arte “Yami”) Mangiacotti.

Dopo numerosi steps, una moltitudine di concorsi, di prove, e di tante altre esperienze non meno importanti nel campo della musica, direttamente da San Giovanni Rotondo, il già consolidato talento nostrano di Ylenia Mangiacotti, approda per la seconda volta al “ProSceniUm Festival”- Progetto Scenico Umbro (in verità, vi partecipò anche nel 2019, conseguendo un ottimo risultato finale, ma non nella singola veste cantautoriale con la quale si esibirà nella prossima attesa terza edizione, bensì in qualità di interprete, in coppia con un'altra eccellenza musicale che il territorio di San Marco in Lamis può vantare di avere sulla scena da diversi anni: Michela Parisi). Tutto ciò non può che essere motivo di orgoglio per il territorio della Capitanata: la nostra terra, talvolta lasciata a maggese, per quanto concerne ogni tipo di attività artistica, appare al contrario rigogliosa, e dunque florida, di personalità emergenti, soprattutto nel campo della musica, dello spettacolo, del cantautorato moderno, alcune delle quali, come nel caso di Yami, davvero molto significative.


Fra tecnica, cuore e preparazione, Yami: dagli albori ai giorni odierni

Una voce “graffiante”, che tocca le corde dell'anima, che emoziona l'ascoltatore fino a farlo rivoltare sulla sedia (in senso più che buono, ovviamente!), che conquista, che fa sussultare cervello e cuore, che convince per chiarezza, potenza e tecnicismi sapientemente dosati nelle sue interpretazioni, inseriti fra una riga e l'altra dei vari testi da lei stessa decantati, che spaziano da un repertorio inizialmente italiano, classicamente pop, il quale prende poi tutt'altra vena, fino a diventare, col passare delle tracce evocativamente rock, fino al midollo, e che vuole suscitare nell'ascoltatore, con tenacia e con animo, un senso di sicurezza, ed evidenziare tutta la passione scaturita dalla sua grande voglia di fare bene e di mettersi in gioco, per la musica e per gli eventi stessi che la vita le pone dinanzi, ma anche una dolce e amara, malinconica vena di nostalgia, un senso di appartenenza e di orgoglio che affonda le proprie radici nella nostra terra, e in tutto ciò che appartiene alla sfera emozionale e sensoriale della sua arte musicale. Se si potesse sintetizzare in poche righe quello che si percepisce dall'ascolto di Ylenia, senza ombra di dubbio, il risultato finale equivarrebbe a queste definizioni. Nelle sue note c'è quindi sia un forte ma modulato sentimento, che tecnica; entrambi sono equiparabili, e rappresentano, durante le sue esecuzioni, due elementi imprescindibili nel suo cantato. Non potrebbe essere altrimenti. Senza la naturalezza con la quale riesce ad esibire, nel suo cantato, una serie di raffinati e modulati tecnicismi, non riusciremmo infatti a percepire completamente il potere del “graffiato”che ne viene fuori, e tutta una serie di emozioni ad esso concatenate, che lei stessa vuole comunicare a tutti i costi; quel graffio sta a simboleggiare tutta la fatica e la forza spese per raccontarci chi è riuscita a diventare nel suo percorso, in un mondo che non lascia più spazio all'immaginazione. Dunque Yami potrebbe essere definita l'interprete e la cantautrice della passione, dei sentimenti, dell'intraprendenza, della vita, di chi sa cosa vuol dire costruirsela da sé, di chi sa apprezzare a tasselli la gioia che questa regala, e che sa cosa chiedere al futuro: fare della musica una ragione di vita, vivere per lei, e di lei, narrando al suo pubblico una verità talvolta difficile, che spinge ad arrivare fino ad importanti traguardi.

Sin dalla tenera età, infatti Ylenia,Yami (classe 1990) viene catapultata verso il mondo delle note, spinta da quell'innocente curiosità tipica dei bambini, e dall'osservazione di suo zio, mentre era dedito allo studio della chitarra, e all'ascolto delle grandi pietre miliari della musica rock, come i mitici Pink Floyd, il cui sound non sfuggì alle sue orecchie attentissime, sebbene abituate ad altri generi più tradizionali e più usuali. Tutto ciò accade poco più di un ventennio fa, in quel di San Giovanni Rotondo, città in cui ancora oggi risiede, vivendo in tutto e per tutto di arte. Non solo, infatti Ylenia è un talento musicale, ma anche artistico: coltiva in contemporanea anche la passione per le arti visive, per il disegno digitale, l'informatica, e quindi, la grafica, la fotografia, e...dulcis in fundo, anche per l'estetica: dopo aver seguito variegati progetti, ottiene la qualifica di estetista, onicotecnica, e make up artist specializzata; doti e capacità - concentrate in una sola figura - non usuali, potremmo tranquillamente affermare!

Dall'adolescenza, nella testa di Yami si chiarifica saldamente la decisione di intraprendere con serietà un percorso musicale ragguardevole: una volta scoperto il suo obiettivo principale, niente potrà più cancellare il suo eterno amore per le sette note. Si approccia dunque al canto e allo studio della chitarra classica dall'età di 6 anni - fino ai 9 anni verrà seguita con zelo da suo zio, nonché esigente maestro, poi interromperà lo studio tradizionale dello strumento per qualche anno, per ritrovarlo, da autodidatta, all'età di 14 anni - entrando a far parte del coro di una delle principali parrocchie del suo paese e vi rimane per oltre un decennio, conducendo una proficua e vasta attività teatrale e musicale, organizzando anche numerosi spettacoli per le scuole medie ed elementari.

Passa presto allo step successivo, cominciando ad esibirsi con il pianobar in numerose feste, sagre e serate locali, e comincia ad iscriversi ai primi concorsi canori provinciali, ottenendo riconoscimenti nonché diverse lodi per le sue capacità vocali (nonostante non abbia ancora frequentato nessun vocal-coach o esperto in materia!); e ancora, prende parte a commedie musicate e a differenti formazioni musicali, con la Nuova compagnia di Teatro Popolare, e canta le melodie garganensi e pugliesi in gruppi folk, tra i quali, ad esempio, si ricordano le ex Affolkate, fondate nel 2011, divenute poi le attuali Mulieres Garganiche, ancora all'attivo. Successivamente sente il bisogno di unirsi a una band per concretizzare alcuni aspetti teorici delle sue esibizioni, e si riscopre come corista per il gruppo The Lisert (cover-band di Elisa), dove conosce per la prima volta la cantante Michela Parisi, insieme alla quale formerà il duo acoustic & pop-rockMikYami”, rimasto attivo per tre anni, e recentemente sciolto.

    Lo studio del canto, il percorso interiore, la maturità di Yami


    Dopo aver coronato un altro suo grande sogno nel cassetto, ovvero quello di cantare con molte band e formazioni “reali”, Yami decide finalmente di iscriversi alla scuola di musica e canto Novecento, per approcciarsi in maniera più matura e consapevole allo studio del canto, e lo fa scegliendo una vocal-coach di grande rilievo, nonché altro grande talento nostrano, alias Cristina Bisceglia. Attraverso dritte e nozioni ben precise, Ylenia scopre un nuovo modo di fare musica, apprendendo la tecnica Vocal Power, che le permette di affinare ulteriormente le sue capacità vocali, sperimentando nuove esperienze timbriche, espressive e di modulazione, spogliandosi dapprima di tutti gli orpelli virtuosistici e ripartendo razionalmente dalle fondamenta della materia, fino ad arrivare a risultati molto soddisfacenti per quanto concerne l'estensione vocale. Dopo questa esperienza conosce e frequenta masterclass di altre famosissime e rinomate vocal-coach, come Cheryl Porter e Maria Grazia Fontana, le quali apprezzano tutt'ora le sue capacità canore.

    Dopo la scuola, vuole sperimentare però un'ulteriore strada: quella della scrittura, per mettersi alla prova. E dunque, da interprete semplice, diviene, oltre che arrangiatrice dei suoi primi lavori da solista (suona ormai da anni molto bene, da autodidatta, la chitarra acustica), anche cantautrice, e lo fa anche grazie ai preziosi consigli di Alessandro Di Lascia (frontman dei Franklin, band di spicco già presente da anni sulla scena, che vanta di numerose esperienze musicali significative, come il “Premio della critica” conseguito a Sanremo 2008), che scrive per lei il brano 610 (seiunozero), pubblicato nel 2015, e che si occupa ancora tutt'oggi degli arrangiamenti progettuali di Yami.

Il suo curriculum si arrichisce di altri scalini significativi: comincia a frequentare studi di registrazione, in qualità anche di turnista, e, in parallelo continua la sua attività canora da solista, accompagnata da band di livello, per alzare ancor di più la qualità delle sue esperienze. Si approccia all'arrangiamento di cover in chiave pop, rock, alternative-rock, electro-rock, calcando numerosi palchi e concorsi pugliesi. Si appassiona sempre più al genere rock e ascolta grandi nomi del panorama mondiale, come: Pink Floyd, Janis Joplin, Afterhours...e alla sfera cantautorale italiana. Nel 2016 prende parte a vari eventi e tributi come corista, e nel 2016 crea il trio acustico UniVoci, destinato però a breve vita, costituito da due voci e chitarra acustica, con il maestro Luigi Pagliara e con il collega e cantante Matteo Brento (concorrente di X Factor Albania). Partecipa con grande motivazione, durante i medesimi periodi, anche a manifestazioni canore di spessore (specialmente con il duo musicale MikYami, nel 2017, in concomitanza al concorso canoro “Comet'incanto” presso la Città della Scienza di Napoli), a masterclass e seminari di scrittura con autori famosi, produttori discografici e musicisti rinomati, quali: Tony Bungaro, Marco Canigiula, Niccolò Agliardi...

Qualche tempo prima, nota non meno importante, c'è la sua partecipazione anche ai provini nazionali di manifestazioni del calibro di X Factor, The Voice e Amici, ma non riesce a raggiungere le fasi finali, collegate con le dirette nazionali in tv: per una serie di motivi futili e a noi oscuri, il percorso di Yami nei talent si interrompe ancor prima di cominciare. Ma, fortunatamente, <non tutti i mali vengono per nuocere>, recita un famoso proverbio popolare...


Il Duo MikYami: il cuore pulsante del percorso artistico, che anticipa “Yami – cantautrice”

La carriera musicale di Ylenia comincia a prender forma dopo l'edizione del concorso canoro napoletano “ComeT'incanto”, assieme alla sua collega Michela. Il duo MikYami, dal 2017 ad oggi ha ottenuto cospicue e rinomate partecipazioni ai più difficili e inaccessibili concorsi del Tavoliere e non solo! Campania, Puglia, Centro-Italia: numerose le destinazioni raggiunte dalle due interpreti dalla voce complementare tra di loro. La voce graffiante e sferzante di Ylenia, Yami, si è sempre unita in un connubio vincente e grintoso per chi ascolta, con quella dolce, melodiosa, carezzevole, leggiadra, ma altrettanto potente di quella della sua collega Michela Parisi. Vibrazioni e sensazioni persuasive si hanno ancora oggi, nonostante il duo si sia sciolto, nel leggere e interpretare i loro testi, i quali richiamano alla mente rilevanti temi sociali, quali: l'accettazione, l'amore, la mafia, la solitudine, la depressione, e la perdita di una persona cara, e sono stati scritti talvolta in maniera individuale, talvolta in collaborazione, a quattro mani. La loro unione di testi, musica, cuore e parole ha dato vita a un notevole progetto discografico dal nome “Prisma” - pubblicato e presentato a San Giovanni Rotondo nell'estate del 2018 (nonché loro primo concept-album), che tutt'oggi è ancora presente e scaricabile su tutte le piattaforme e stores digitali. Il senso del disco voleva essere discorrere e parlare attraverso 12 canzoni da ascoltare una dopo l'altra, in ordine di scaletta, di quell'amore puro e fondamentale, che è in grado di plasmare e di accrescere la vita quotidiana dell'uomo; un amore che va oltre il signficato tradizionale, che racchiude un doppio e ambivalente significato; amore nel senso di amare, amore che sfocia in un devastante dolore, che poi porta alla rinascita, alla crescita. Amore è tutto ciò che si evolve con l'uomo, e lo migliora, giorno dopo giorno. Da qui si dirama e si comprende meglio il significato del metter in copertina un “Prisma”, senso cardine di tutto il disco. Dopo tutto questo grande impegno che le ha portate verso questo grande traguardo, a livello professionale e non solo, non si può non citare la loro partecipazione e vittoria a festival come: Area Sanremo – semifinali nazionali, 2017, Evoli Festival 2018, Concorso Umberto Giordano 2018, 2019, e 2020, dove in giuria, annualmente si alternano interpreti e musicisti di importanza nazionale e internazionale come: Piero Pelù, Elio e le Storie Tese, Silvia Mezzanotte...


Il ProSceniUm Festival 2019 e 2020: un sogno che diventa realtà


Nel 2019 il duo MikYami, dopo delle accuratissime selezioni, fra più di 160 artisti provenienti da tutte le province italiane, finalmente sbarca sulla piattaforma del Progetto Scenico Umbro. Il ProSceniUm Festival è uno fra i pochi festival di musica leggera in Italia che vanta un'orchestra ritmo-sinfonica di ben 35 elementi, che accompagna i cantanti partecipanti durante le loro esibizioni. Si svolge ogni anno, generalmente in autunno, o in casi specifici, come per l'edizione 2020/21 in primavera, al teatro Lyrick di Assisi, che si compone di un'enorme sala ad anfiteatro, capace di ospitare fino a 1000 spettatori, in un'unica platea. Nell'edizione scorsa, del 17 ottobre del 2019, le MikYami sono riuscite a passare fino alla fase finale del concorso, con il brano “Risplendere”, scritto e composto dal duo stesso, sotto il giudizio tecnico di una giuria musicale e di qualità di tutto rispetto, che vanta la presenza di artisti quali: Red Ronnie, Francesco Facchinetti, Roger Wright, Ron, Beppe Dati, e molti altri. La canzone ha gareggiato con altre undici proposte, selezionate fra 165 candidature, e ha ottenuto un buon riscontro fra pubblico e giuria di qualità.

E' quasi una rarità, un evento unico, che due ragazze del nostro territorio, Yami compresa, siano riuscite a raggiungere un traguardo del genere in punta di piedi, quasi sotto gli occhi indiscreti del paese, senza destare il minimo sospetto. E' in situazioni come queste che un sogno sudato diventa realtà, dopo anni ed anni di sacrifici, di prove, ed è proprio in determinati contesti che l'intera comunità, il comune del nostro stesso paese dovrebbe imparare a dare il giusto merito e adito al talento evidentissimo e oltretutto nostrano, affinché la bandiera sangiovannese, e l'aquilone del talento garganico, possano un giorno “risplendere” alte nel cielo, accanto a quelle di altre località ben più note, per vari motivi.

Nell'edizione novella del “ProSceniUm” del 2020, che sarà per motivi relativi alle misure anti-corona virus, posticipata al 24 aprile del 2021, sarà protagonista la nostra Ylenia-Yami, ma non più in veste di interprete e/o duista, bensì di cantautrice emergente, insieme ad altri undici musicisti rinomati...ma attenzione: oltre a lei, ci sarà in gara, come solista, anche la collega sanmarchese Michela Parisi, che lo scorso anno aveva partecipato proprio assieme a lei nella stessa categoria. Sarà un magnifico evento, una competizione unica, un testa a testa senza precedenti. Infatti, nella storia della musica cantautorale locale, è la prima volta in assoluto che San Giovanni Rotondo scende in campo in un concorso di questo calibro schierando una sua figlia d'arte, che gareggerà poi addirittura contro un'altra personalità emergente dello stesso territorio. Sarà per certo una sfida musicale ad alta intensità, all'ultima nota, data la qualità delle nostre compaesane, una qualità che non passa inosservata. Noi del territorio sangiovannese ci auguriamo che la nostra Yami, Ylenia, possa splendere come un diamante grezzo sul palco umbro, come mai si è verificato prima d'ora, e non possiamo che augurarle un immenso in bocca al lupo, e sperare con lei che riesca ad aggiudicarsi la vittoria, coronando il suo più grande sogno, ovvero quello di vivere di musica e per la musica, e lo meriterebbe, data la sua lunga storia, dato il suo percorso, dall'alto del suo talento caparbio, che da sempre l'accompagna e non l'abbandona. Attendiamo fiduciosi la competizione, e incrociamo le dita!



Nuovi progetti e nuovo disco da solista per Yami... dopo il duo.

Recentemente abbiamo appreso sul web la notizia dello scioglimento del duo MikYami, e con grande rammarico per le nostre orecchie, abbiamo dovuto accettare la notizia e passare oltre. Tuttavia, la vita e il fermento musicale delle due artiste, Ylenia compresa, non termina assolutamente qui. Fra qualche tempo, il pubblico sangiovannese sarà lieto di poter ascoltare la nuova produzione musicale di Ylenia grazie all'uscita, da solista, del suo nuovo disco, in cui ha deciso di investire e impiegare tutta sé stessa. Sarà un nuovo inizio per la nostra artista, e certamente riusciremo a cogliere ancora meglio l'anima rock e rivoluzionaria di Yami, che ancora una volta, dopo tante vicissitudini, riparte e ricomincia da sé stessa, mettendosi a nudo per la musica, e buttandosi alle spalle quelle macerie crollate da muri di vecchie glorie e castelli di rabbia passati. I mesi che verranno saranno molto impegnativi, sia a livello emozionale, sia a livello personale, ma siamo sicuri che il carattere caparbio della nostra artista avrà la meglio, e la porterà verso grandi mete.



Aspettando il disco da solista, proprio oggi, sabato, 31 ottobre 2020, abbiamo il piacere di poter ascoltare la cover di “Marmellata 25”, celebre canzone portata alla ribalta dal cantautore Cesare Cremonini, rielaborata in maniera personale e sofisticata dalla voce dalle mille sfaccettature di Yami. Con questo brano, infatti, viene fuori un altro lato della cantautrice, che negli anni passati non eravamo ancora riusciti ad apprezzare a pieno. La pubblicazione di questa cover, fortemente voluta dall'artista, segna il passaggio dalla "tempesta", rappresentata da una travagliata quotidianità con la quale ultimamente si era ritrovata a convivere, anche in vista degli ultimi eventi mondiali che hanno colpito il mondo intero, finendo in una movimentata "tempesta" dell'anima, ad uno status di consapevolezza delle proprie capacità, che l'ha portata poi ad intraprendere un percorso innovativo, individuale, personale, in una sorta di "quiete" dell'anima, mettendo finalmente in musica una nuova maturità, contornata da una grande serenità, sia artistica che vocale. Oltre alla Yami grintosa del passato, siamo felici di apprezzare questo nuovo lato sensibile e romantico (nell'accezione più intellettuale del termine), che avremo modo di scoprire ascoltando i suoi nuovi prodotti musicali e grafici.

 - Noi, dal web, non vediamo l'ora di vedere il risultato del suo nuovo percorso, date le sue indubbie doti e la sua indiscutibile sensibilità di interprete!

Link diretto al video di "Marmellata 25"


Difficoltà nel percorso cantautorale femminile nel territorio della Capitanata e del Gargano.

Essere “donna” e musicista, talvolta costituisce non un motivo di vanto e di orgoglio, ma di negligenza, per il nostro territorio. Tutt'oggi sono tante le difficoltà che purtroppo si evincono nel percorso femminile di una cantautrice, la cui unica colpa, se così si può definire, è solamente quella di esser nati nel cosiddetto “mezzogiorno di fuoco.” Fa strano trattare di una discrepanza sociale di un tale livello nel 2021 (quasi), eppure, parlando anche con la protagonista del nostro articolo, è venuto fuori che essere donna, ed essere cantante, interprete ma soprattutto cantautrice, e decantare temi sociali scottanti, scomodi, dimenticati, obsoleti e immeritevoli di esser raccontati alla società (secondo qualcuno, cit.) può essere motivo di penalizzazione all'interno di un percorso, così come in diversi contesti, perfino all'interno di un teatro, o di un locale, nei quali verrebbero proposti.

Esser considerati poco credibili, visionari, o peggio, ostinati, non è un passo verso il sogno, bensì verso l'oblio. Ed è per questo che il nostro territorio dovrebbe preoccuparsi oggigiorno di valorizzare, ma soprattutto di ascoltare, cosa hanno da dire i figli della propria terra, prima di spedirli con il primo volo, o col primo traghetto verso terre lontane, ad emigrare, per garantirsi un futuro stabile, roseo. La maturazione musicale ed etica di un'artista, di un musicista, dovrebbe crescere di pari passo con quella del pubblico che li ascolta, poiché dove non c'è “volontà di mettersi in gioco”, non vi è nessun processo di crescita e di arricchimento. Sarebbe bello poter augurare al nostro paese di poter crescere ed investire insieme ai suoi artisti, all'unisono, senza vietare o proibire alcun tipo di forma d'arte e di espressione.

domenica 4 febbraio 2018

“ LU RÈ” - potere e miseria


di Francesca Papagni



La commedia portata in scena da Salvatore Sassano e dalla sua compagnia teatrale “Libera-Menti”, quest'anno si è fatta portatrice di nefasti ma allo stesso tempo realistici ed esplicativi messaggi, estrosamente espressi in una rilettura contemporanea, essenziale, sapiente, satirica e sagace del quotidiano dalle intuizioni registiche e sceno-tecniche. Volutamente minimalista, oscura e simmetrica la scenografia e i giochi di luce in essa inseriti, per sottolineare l'inarrivabilità del voler provare a mutare il corso e il decorso degli eventi in determinati contesti sociali. E non potevano che essere sperimentali e rock gli intermezzi musicali in sottofondo.

Il potere, interpretato secondo le intuizioni primarie di una clac politica al limite tra credibilità e stravaganza, illustrato dal vivo entusiasmo del decostruire per ri-cominciare, reso da salde alleanze e dall'ipotetica creazione di un partito deciso, risoluto, diretto al cuore delle masse costrette in seguito a subirne le stesse influenze tanto concrete quanto grottesche, diviene, nel primo atto l'argomento assoluto, quasi monarchico, fra argomentazioni abituali, ironiche arringhe ed eclatanti colpi di scena, egregiamente resi dalla recitazione, addirittura mordace e caricaturale degli attori in scena. Ben presto, a conti e tornaconti fatti, diviene tuttavia miseria per gli stessi seguaci, per il suo capostipite, o meglio, sindaco cialtrone, e per ogni tipo di sentimentalismo, al quale viene lasciato nel finale uno stringato, impacciato e incredulo fraseggio depositivo, a definizione di una dimensione governativa asettica e vuota, alla quale si viene passivamente condannati. La realtà dei fatti diviene un meccanismo dispotico atrocemente veloce negli ultimi passaggi di scena; non c'è tempo né spazio per alcun tipo di riflessione personale: la forza decisionale e democratica dei pochi consiglieri amici-nemici non lascia scampo a quello spiraglio di positività che tende al cambiamento.

Lo stesso potere, nel secondo atto celebrato dai fasti di un'azienda talmente perfetta da risultare irreale all'occhio umano, dallo sfarzo e dall'esagerazione del lusso aziendale diventa un vortice di messaggi pressanti e soffocanti, talmente veloci da creare attimi di panico e silenzi singhiozzanti sulla scena, generati da monologhi sfiniti e infiniti, quasi al limite del patetico, da una chiara linea di meccanismi machiavellici di chi è al di sopra del già di sopra, da forze innominabili e subdole, contro le quali ogni opposizione risulta economicamente destinata a fallire. Protagonisti assoluti della scena, in questa tranche, uniti ai vertici di una scenografia spigolosa, come in un triangolo isoscele dalle linee duramente definite, fra monologhi e frecciate a volte beffarde, a volte titubanti, un direttore decisamente troppo permissivo e vulnerabile, la sua azienda, quasi casa-famiglia, e i suoi più stretti collaboratori; l'atmosfera del fallimento di ogni potere e decisione economica è ben raffigurata dall'alternanza, in ogni dialogo, dai convincenti messaggi “promozionali” delle segretarie d'ufficio, e della sua stessa prole, i quali non si lasciano sfuggire un colpo per confondere nella maniera più totale e vigliacca lo stesso direttore. Ogni sentimento è ambivalente; ogni potere è destinato ancora una volta a divenire miseria in un crollo; l'amore qui equivale solo a promozione, si fa passaggio ad una carica superiore, talmente alta da esplodere per sfinire nel finale il suo promotore, il quale tracolla impotente sulla scrivania, agonizzante e soffocato da mille promesse e mille debiti mai saldati, fra chiamate assillanti e avvisaglie, tradito dai suoi stessi affetti, diventati ormai distruttori e divoratori della sua propria economia sentimentale.

Il terzo atto è in maniera conclusiva ciò che si può definire un'implosione della parola rivoluzione, resa scenicamente dalla sospensione a divinis di un parroco fin troppo sui generis, ambizioso e senza pregiudizi. La tranquillità di una comunità, in questo caso sagrestia, apparentemente passiva e oltrepassata a livello di vissuto, viene sconvolta dal suo arrivo e dalla sua permanenza, la quale si rivela col tempo innovativamente troppo irrequieta, sprezzante e veritiera per chi è abituato a celarsi sotto il velo sacro di un'intoccabile ipocrisia, cantata e suonata a modo da citazioni che si rifanno al cantautorato italiano e da esposizioni di rimorsi e autocoscienze, fantasticamente rese in scena dall'inserimento al lato della scenografia di due attori-burattini, in grado di sentenziare miseramente l'abitudinario corso degli eventi ai quali si assiste ogni giorno. E si scoprono dunque gli altarini del ruolo di ognuno di noi non solo in quella sagrestia, bensì nell'ordinario. Ogni frase pronunziata è come una lama nel petto, e non risparmia niente e nessuno. Nemmeno la sensibilità di una suora, di una coordinatrice canora vengono preservate, perché ritenute obsolete e false. Perfino il segreto della confessione dei sagrestani e un passaggio di carriera di un fedelissimo seguace ecclesiastico vengono senza alcuna pietà spiattellati dinanzi alle platee dalla lingua tagliente dell'impavido sacerdote; ma anche i suoi insoliti e straordinari progetti sono destinati nel finale alla deriva. L'abitudinario ancora una volta scavalca il rinnovamento e si stanzia immobile nella realtà come una calamita sul ferro. La scomunica è doppia nel finale: non solo quella del pastore condottiero dalla sua comunità, ma anche quella del cambiamento a fronte delle viste e riviste consuetudini.

E noi, pubblico di una vita già vissuta, siamo effettivamente pronti alla novità, o siamo destinati a subire ancora il trapasso, la passività di un finale già scritto in una comune e banale storiella?
Un quesito che lascia spettatori e attori immobili, con l'amaro in bocca, e riflessioni ancora acerbe per poter essere esplicate.

Tutto questo è “Lu Rè”, trattato di un'assurda perspicacia, capace di ribaltare la tranquillità di qualsiasi platea, al passo con chiari riferimenti alla letteratura moderna novecentesca e alle strutture politiche arcadiche. Tutto questo è il potere nella miseria, e la miseria stessa rivelatrice di un potere già definito da pochi, eletti, destinati a rimanere, forse immutabili, nel tempo.


Il potere non è un mezzo, è un fine.
Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione; 
ma si fa una rivoluzione nell’intento di stabilire una dittatura.
Il fine della persecuzione è la persecuzione.
Il fine della tortura è la tortura.
Il fine del potere è il potere.
- George Orwell, 1984

Sentiti ringraziamenti a Salvatore Sassano, Matteo D'Apolito e Christian Palladino per la regia e i movimeni scenici, Salvatore Marchesani e Giuseppe D'Altilia per la scenografia e le luci, Luigi Pagliara per le musiche, e a tutto il resto dello staff della compagnia teatrale “Libera-Menti”.

sabato 18 marzo 2017

Il trionfo della semplicità sostanziale di “Duet” al chiostro F.P. Fiorentino


di Francesca Papagni

San Giovanni Rotondo, 17/03/2017, Chiostro comunale F.P. Fiorentino, h.21,30: L'atteso trio “Duet – tre cantautrici, insieme, cantano Tenco” entra in scena per la prima essenziale, ma assolutamente non banale, esibizione dedicata alla commemorazione di Luigi Tenco, cantautore noto per essere stato uno dei massimi esponenti della scuola genovese, rinnovatrice e stravolgitrice della musica leggera italiana.

La serata si è aperta, dapprima, con un delizioso omaggio tenchiano: la canzone “Da qualche parte nel mondo”, sussurrata e cantata all'unisono, reinterpretata dalla freschezza e dal talento di tre ragazze provenienti dal “Liceo Classico Pietro Giannone” di San Marco In Lamis.
A seguire, l'immancabile e necessario intervento di due membri portanti dell'associazione organizzatrice “Mo l'Estate Spirit Festival”, in ordine: Antonietta Longo, e Stefano Starace, i quali, ancora una volta hanno sottolineato l'importanza di un sodalizio culturale in un territorio come il nostro, e la meticolosa cura con la quale, ogni anno, vengono selezionati gli artisti esibenti: un onore e un vanto per il pubblico conterraneo, al quale è di certo offerto, ad ogni rinnovato appuntamento, il talento degli artisti, emergenti e non, più in voga del momento.

L'ultimo, ma non per questo meno importante, pensiero è andato al ricordo del cantautore al quale è stata dedicata l'intera manifestazione: Luigi Tenco, il tenebroso sognatore, il cantante poliedrico, il crudo poeta, il destabilizzatore delle platee, il rivoluzionario fuoriclasse, il genio e la sregolatezza dell'evoluzione musicale italiana.

Dopo una breve presentazione a cura di Stefano Starace sulle tre artiste dai mille talenti (Manuela Pellegatta, Marian Trapassi e Sara Velardo), nonché mattatrici della serata, si è giunto all'inizio dell'exploit musicale, caratterizzato da un sound acoustic-simply, e con una strumentazione strettamente necessaria (chitarra acustica, elettrica, leggere percussioni, talvolta una tastiera e un'armonica), perfettamente amalgamata alle loro timbriche energiche, adatta alle marcate e confortanti personalità delle cantanti, aventi uno stile italiano e al contempo “gipsy” molto accentuato, ed un percorso musicale nelle loro corde che sa di esperienza, di raccolto e di accolto, di terra-madre, di vissuto.

Il primo brano da loro reinterpretato è stato “Mi sono innamorato di te”, ballata più famosa del cantautore, in cui l'autore, motivato da un sincero sentimento, depauperato da ogni illusione romantica, va a cercare al calar della notte, la donna che ama; a seguire: “Ragazzo mio”, canzone-lettera quasi profetica, che invita a non eludere mai le proprie responsabilità, e a credere sempre nei propri sogni ed ideali; “Ho capito che ti amo”, altra celebre ballata d'amore, in cui si descrive in maniera totale l'essere conquistati dal più nobile dei sentimenti, e lo si confessa con altrettanta chiarezza, fino all'abbandono totale dei sensi; “Ognuno è libero”, canzone-manifesto pre-rivoluzione del '68; leggendo ed interpretando il testo attentamente, si potrebbe definire alquanto “brechtiana”, sicuramente un grande colpo d'intuito dell'autore, nella quale, a colpi di chitarra viene denunciato il perbenismo borghese di facciata e sottolineata l'importanza di manifestare la personalità preponderante - e differente dal resto - della gioventù dell'epoca; “Se qualcuno ti dirà”, altra tenera ballad, una commovente lettera d'amore, in cui è chiaro il verso d'amore di un'anima emigrante, costretta alla lontananza, dedicato alla propria amata, la quale dovrà afferrarlo, e tenerlo stretto al cuore e alla mente, e soprattutto non dovrà credere in maniera più assoluta alle dicerie della gente durante il periodo d'assenza; “Lontano, lontano”, una delle più acclamate canzoni del Tenco, probabilmente autobiografica, all'apparenza lascia intravedere testualmente la fine di un amore importante, celebrando il ricordo malinconico di ciò che è stato e l'augurio di ciò che accadrà nuovamente alla dedicataria del testo, in una relazione futura, in un periodo lontano dal tempo e dal mondo; “Vedrai, vedrai”, canzone-simbolo, e pietra miliare del repertorio et tenchiano et italiano: dal testo è evidente la dedica, non tanto alla donna amata, quanto alla propria madre, che aveva cresciuto Luigi in solitudine e avrebbe voluto per lui un avvenire sicuro, e senza problemi; d'altro canto, la preoccupazione del figlio era quella di aver deluso le aspettative della madre, avendo seguito d'istinto la sua vocazione artistica e musicale, del tutto incerta e all'epoca scarsa, a livello di successo; “Se stasera sono qui”, brano con testo di Mogol, reinterpretato dalle più grandi cantanti italiane, come Mina, Vilma Goich, è una canzone/dedica all'amore, sentimento capace di andar oltre e perdonare qualsiasi situazione di tristezza e ripensamento; gran finale con “Ciao amore, ciao”, la canzone nota per il sucidio del cantautore, dopo l'esclusione dal Festival di Sanremo del 1967. Pezzo per metà dedicato all'amore, per metà alla denuncia della società moderna, racconta di una persona stanca del lavoro e della vita di campagna, e propensa ad allargare le proprie conoscenze, e inseguire i propri sogni, varcando i confini della città; una volta nel nuovo mondo, però, il pentimento è dietro l'angolo, e non c'è più la possibilità, soprattutto economica, di tornare indietro... Il disagio e la paura di non contare niente, in un mondo di luci e apparenze, è assolutamente percepibile tra le righe, tant'è che “Ciao amore, ciao” è consacrata come manifesto delle perturbazioni malinconiche che caratterizzarono Tenco.

Le tre artiste hanno infine concesso il bis proprio di “Vedrai, vedrai”, ricca di echi e risonanze, e di “Ciao amore, ciao”, lasciando nel pubblico, assolutamente partecipe ed entusiasta, quel nodo in gola malinconico tipico dei fine-concerti di Tenco, ma al contempo anche un'atmosfera carica ed esaustiva, dopodiché si è passati alla presentazione di tre loro brani, rispecchianti in toto quanto già citato: personalità e percorsi artistici sentiti e vissuti, situazioni e pensieri attuali in ognuno, sapientemente descritti e musicati, con sound gradevoli e sofisticati al punto giusto, con riferimenti alla musica tradizionale, popolare e che dir si voglia “country”, indubbiamente graditi dal pubblico.



Alle loro spalle, durante l'intermezzo musicale, il fumettista Mario Milano (attualmente collaboratore con la Sergio Bonelli Ediore) ha abilmente acceso, sulla bianca parete che faceva da sfondo alle cantautrici, uno straordinario, dettagliato e veritiero ritratto del Tenco.

venerdì 10 marzo 2017

"Duet - Tre cantautrici, insieme, cantano Tenco"

di Francesca Papagni

In occasione dell'evento “Luigi Tenco, marzo 2017: in qualche parte del mondo”, distribuito in una serie di iniziative che approderanno pian piano in tutta Italia per omaggiare la ricorrenza natale (in data 21 marzo) del cantautore piemontese, l'associazione no-profit pugliese “Mo' l'Estate, Spirit Festival”, giunta ormai alla sua XXIV edizione, presenterà un progetto unico nel suo genere: tre appuntamenti canori e celebrativi riguardanti il compianto cantautore, musicati dalla grazia vocale del trio “Duet – tre cantautrici insieme cantano Tenco” (Pellegatta, M. Trapassi e S.Velardo).
Le tre serate avranno luogo in tre località garganensi, precisamente:
venerdì 17/03/2017, presso l'Ex “Chiesa Santa Maria Maddalena” (Largo delle Monache) di San Giovanni Rotondo, alle ore 21.00;
sabato 18/03/2017, presso il “Sentiero dell'Anima”, SP 48 (San Marco – San Nicandro) km 13, alle ore 20.30;
domenica 19/03/2017, presso “Spazio Selezione Sabatino” (Apricena), alle ore 19.00.

L'ingresso sarà su prenotazione fino ad esaurimento posti. (Info: 347.4687088).
Un'accurata selezione musicale d'autore, gradita e ricercata verrà fornita all'orecchio del pubblico: sensibilità, verità e riflessioni diverranno le indiscusse protagoniste della serata, e non a caso sottolineranno l'umbratile realismo psicologico e sociale che il giovane e talentuoso cantautore era solito esprimere nei suoi pensieri musicali. I brani reinterpretati faranno ovviamente riferimento a ciò che caratterizzò il percorso artistico di Tenco: dalle buie cantine di provincia, al jazz raffinato ed essenziale, dai festival melodici e giovanili al beat-folk italico, fino ad arrivare allo spessore culturale, talvolta di denuncia, della scuola cantautoriale francese e genovese. Una rotta da non perdere, per esperti e conoscitori...e per nuovi iniziatori!

« Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro.» (da “Io sono uno”- L.Tenco)

sabato 22 ottobre 2016

Romanticismo e armonie spirituali nelle note di Evgenia Papadimas

di Francesca Papagni
Giunta alla decima tappa – ultimo appuntamento che avrà luogo presso la Sala Convegni di Casa Sollievo della Sofferenza – la Rassegna “In concerto” è lieta di ospitare, direttamente dalla penisola ellenica, il talento e la bellezza di Evgenia Papadimas.
La pianista greca, vincitrice del primo premio al concorso internazionale organizzato dalla Christian Youth Association of Greece, ha già calcato palcoscenici importanti come l’Accademia Liszt di Budapest e la Kioi Hall di Tokyo. Suona regolarmente al Saint Martin-in-the Fields di Londra e, nei mesi scorsi, ha inciso il suo ultimo lavoro intitolato Atmosphera con la prestigiosa etichetta Sony Classical.
Pensieri meditativi dai risvolti musicali pressoché intimistici si alterneranno, sulla partitura, a climi cupi e misteriosi, segnati da ottave ostinate, ribattute sulla falsariga di temi vagamente gregoriani, ad un conclamato ed acceso romanticismo cromatico, delineato da melodie appassionate, accidentate e straordinariamente progredienti, narrative e fantasiose.
Una scelta di repertorio di grande impatto acustico e psicologico illustrerà le atmosfere, le riflessioni, e le caratteristiche tipiche dei più importanti compositori tardo-romantici della storia: Johannes Brahms, Sergej Rachmaninov, Franz Liszt. 
Appuntamento imperdibile per appassionati, sostenitori del suddetto filone musicale e non solo.
NB. Direzione artistica: M°Luciano Pompilio; ingresso: ore 20.00 – inizio spettacolo: ore 20.30. Tesseramento stagione concertistica € 40,00/ Contributo associativo per singolo concerto € 7,00; prevendite presso “Edicola Corso Umberto I”, o direzione amministrativa ospedale “Casa Sollievo Della Sofferenza”.

domenica 16 ottobre 2016

L'eleganza e il virtuosismo cameristico di Claudi Arimany e Alessio Mastrodonato

Di Francesca Papagni

Per il nono appuntamento della Rassegna musicale In concerto” la Sala Convegni di Casa Sollievo della Sofferenza sarà lieta di ospitare due eccellenze del virtuosismo cameristico: il pianista compaesano Alessio Mastrodonato, e il flautista spagnolo Claudi Arimany, attualmente ritenuto uno dei più grandi virtuosi in attività dello strumento.

Il programma del talentuoso duo sarà incentrato sulla precisione stilistica e unidirezionale di ciò che suggerisce il raffinato mondo della musica da camera; il linguaggio lirico coloristico dei brani si intreccerà con l’attenzione per l’architettura delle forme, dentro a un linguaggio armonico di straordinaria ricercatezza, ispirato da cromatismi e da nouance modali. Il pubblico, dunque, sarà letteralmente cullato dai temi calmi e pacati di morbide berceuse, verrà in seguito catturato, in un climax ascendente, in un meraviglioso saggio di fantasia e di stile, tipicamente mozartiano, per poi tornare infine alle atmosfere serenamente domestiche schumaniane. Ad interpretare questo prezioso recital classico saranno il tocco elegante del pianista Alessio Mastrodonato e la maestria del flautista Claudi Arimany.

Claudi Arimany è considerato uno dei più virtuosi flautisti internazionali; utilizza nei suoi concerti il famoso flauto d’oro W.S.Haynes, appartenuto a Jean Pierre Rampal, il quale dice di lui: “E’ uno di quei virtuosi che mette la tecnica, la sonorità ed i colori del fraseggio al servizio della musicalità e della sensibilità, particolarità che non appartiene a molti.”
Il M° Alessio Mastrodonato è interprete di pianoforte classico e musica da camera, compositore e didatta. Ha studiato con numerosi musicisti di fama mondiale, e come solista si è esibito il molte città italiane, europee ed orientali, fra cui Parigi, Rotterdam, Salisburgo, Napoli, Venezia… Come musicista da camera si è esibito con molte formazioni (duo, trio, quartetto e quintetto) in Italia, Olanda e Israele. I brani da lui composti sono stati altrettanto eseguiti in Europa, e non solo.



NB. Direzione artistica: M°Luciano Pompilio; ingresso: ore 20.00 – inizio spettacolo: ore 20.30. Tesseramento stagione concertistica € 40,00/ Contributo associativo per singolo concerto € 7,00; prevendite presso “Edicola Corso Umberto I”, o direzione amministrativa ospedale “Casa Sollievo Della Sofferenza”.

Neoplatonismo e modernità nell'archetipico “Verso della sorgente” di Riccardo Santarelli

di Francesca Papagni


Il verso della sorgente” è un vera e propria proiezione filosofica e pensante, esplicata in forma scritta e strutturata in versi liberi custoditi in un opuscoletto, del tema dell'Uno, come principio totalizzante e mutabile, indicante l'unità del tutto.
Opera del giovane autore, laureato in lettere e cantautore sangiovannese, alias Riccardo Santarelli, nasce come riflessione personale del singolo verso e attraverso gli eventi prospettici del mondo. La forza primogenita e ontologica dell'arché, attraverso la quale il mondo è soggetto ad un continuo fluire e rigenerar-si, diviene manifesto della vita di ogni uomo. E da questa prospettiva di destinazione e ritorno si dirama il concetto di “sorgente”, viva, acustica, impressa; stando a ciò che ci suggerisce lo stesso autore, per analizzarne al meglio ogni affluente, c'è sempre bisogno di un percorso all'inverso, di un ritorno a sé stessi, attraverso la meditazione interiore. In ogni poesia esiste un richiamo a seguire il sentiero del sinuoso Fiume che appartiene ad ognuno di noi, in cui la voce diviene specchio della propria eco.

La raccolta si divide in tre sezioni, attraverso cui si può assistere ad una sorta di climax e retrospezione, dal riverbero del quotidiano fino alla rivelazione, e comprensione esistenziale: la foce del Fiume, lungo la corrente, la risalita del Fiume.

Il neoplatonico concetto di crisi interiore, in cui la percezione della realtà sensibile diviene più intensa, potrebbe – che dir si voglia – rappresentare una sorta di zattera, ancorata nel cuore della sorgente stessa, nel mezzo della piena quotidianità; ed ecco che di fronte alle incertezze e alle convinzioni del suo stesso io, dinanzi alla logica contraddittoria dello scorrere degli eventi, l'uomo – in questo caso l'autore – avverte la necessità di ricorrere a degli strumenti cliché (riflessioni poetiche) per mettere in salvo la propria anima, dapprima esaminandola, nel mezzo della “foce del fiume” (I sezione), poi purificandola, riflettendo “lungo la corrente”(II sezione), e infine elevandola, ritornando all'origine, in un percorso contrario, che conduca alla “risalita del fiume”(III sezione).
Il bisogno ricorrente dell'arte e della musica, in particolare cantautoriale, accompagnerà poi in maniera creativa l'autore-uomo in questa rotta, e nella parte centrale del fascicolo è ben evidente un significativo e celebrativo passaggio volto all'esaltazione di queste due correnti.


Il “verso della sorgente” è a tutti gli effetti una lettura fruibile, scorrevole, incredibilmente semplice e mai scontata nella forma, adatta a qualsiasi tipo di lettore, un viaggio pluridirezionale verso la consapevolezza di sé e dell'Assoluto. Per i conoscitori e interpreti della filosofia antica e moderna, rappresenta invece un'analisi guidata, un ponte fra ellenismo e modernità hegeliana, è fotografia raccontata dell'interiorità ed esteriorità immanente che si cela in ognuno di noi durante il giornaliero vissuto.

Libro acquistabile cliccando QUI, distribuito da www.youcanprint.it, online self-publishing.

sabato 1 ottobre 2016

Tra armonia e sinfonia: la cantabilità crepuscolare tardo-romantica del “duo Zorzet-Pisapia”

di Francesca Papagni

L'ottavo appuntamento della rassegna “In concerto” farà brillare di luce propria due artisti di grandissimo valore interpretativo e culturale: il violoncellista Tullio Zorzet e la pianista Helga Pisapia.
Ad allietare, in ogni senso, il pubblico in sala questa volta sarà un intercalare di raffinatissimi pezzi appartenenti alla cultura musicale romantica tardo-ottocentesca italiana, tedesca e russa, con riferimenti in particolar modo al cosiddetto “gruppo dei cinque” (nome con cui è noto in letteratura un gruppo di compositori classici russi: Balakirev, Cui, Borodin, Musorgskij e Rimskij-Korsakov), a compositori pilastro del calibro di Schumann, Tchaikovsky, Martucci, Pizzetti e più in generale alla passionalità focosa, crepuscolare, intimista, lacrimevole e autunnale dell'armonia romantica, ricca di sfumature emozionali, al pari di un cielo al tramonto, e sempre precisa nella partitura; a tutto ciò farà da cornice la meditativa Sala Convegni dell'ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, situata presso il 4° piano della struttura.
La morbidezza malinconica e rassicurante dell'effluvio romantico verrà ricreata dalla magia delle note del violoncellista Tullio Zorzet (dal 1990 primo violoncello dell’Orchestra del Teatro G. Verdi di Trieste, dove ha suonato sotto la direzione di importanti Maestri quali Daniel Oren, Gary Bertini, Neville Marriner, Gustav Kuhn, Donato Renzetti e molti altri ancora , partecipando alle tournèe fatte negli anni dal Teatro in Giappone, Korea, Cipro, Budapest. Giovanissimo una borsa di studio che gli ha permesso di essere allievo del celebre violoncellista Rocco Filippini e del famoso violinista Angelo Stefanato per la musica da camera), e dalla dolcezza espressiva della pianista Helga Pisapia (ha compiuto gli studi di Pianoforte nel 1993 con il massimo dei voti al Conservatorio di Salerno sotto la guida del M° Giancarlo Cuciniello. Si è successivamente perfezionata con i M. M.Bertucci, A.Hintchev e M.Campanella, allievi della Scuola pianistica napoletana del M° Vitale. Ha debuttato a vent'anni al “Teatro Verdi” di Salerno. Ha registrato un cd dedicato ai lavori di R.Schumann per pianoforte e violoncello con Tullio Zorzet.)



NB. Direzione artistica: M°Luciano Pompilio; ingresso: ore 20.00 – inizio spettacolo: ore 20.30. Tesseramento stagione concertistica € 40,00/ Contributo associativo per singolo concerto € 7,00; prevendite presso “Edicola Corso Umberto I”, o direzione amministrativa ospedale “Casa Sollievo Della Sofferenza”.

venerdì 23 settembre 2016

Il formidabile percorso sonoro del quartetto Metamorfosi

Per il settimo consueto appuntamento della rassegna concertistica “In Concerto”, quattro ospiti nostrani dallo straordinario e poliedrico talento esecutivo (Metamorfosi Quartet: Pino Lentini, Massimo Cianciaruso, Antonio Sciscioli e Michele Carrabba) nonché eccellenze nel campo del jazz e dell'improvvisazione, accompagneranno il pubblico audiente in un peculiare percorso sonoro, che partirà dalle pagine più belle della musica classica e d'opera – rivisitate per quartetto di clarinetti – per giungere, poi, alle composizioni più accattivanti della musica jazz, scritte ed arrangiate per quartetto di sassofoni.
Il concerto si svolgerà domenica 25 settembre presso l'auditorium Piergiorgio Frassati – Auditorium Sala San Giuseppe Artigiano, alle ore 20,30.



NB. Direzione artistica: M°Luciano Pompilio; ingresso: ore 20.00 – inizio spettacolo: ore 20.30. Tesseramento stagione concertistica € 40,00/ Contributo associativo per singolo concerto € 7,00; prevendite presso “Edicola Corso Umberto I”, o direzione amministrativa ospedale “Casa Sollievo Della Sofferenza”.


giovedì 15 settembre 2016

Viaggio in prima classe con le appassionanti atmosfere latin del “Maurizio di Fulvio Trio” & Alessia Martegiani

Riprende – dopo una meritata pausa estiva – la rassegna musicale “In Concerto”, musicalmente e sapientemente plasmata dal M° Luciano Pompilio.

Domenica 18 settembre sarà il turno del Maurizio Di Fulvio Trio, affiancato dalla voce pacata e suadente di Alessia Martegiani. 

Appassionanti atmosfere brasileire, alternate a sequenze di bossa nova e di classico latin jazz, trasporteranno il pubblico in una nuova dimensione d'ascolto,e trasformeranno la già accattivante location (Circolo Valle Rossa) in un esotico giardino sudamericano, caratterizzato senza dubbio dalla varietà di suoni e colori che il programma artistico metterà a disposizione.

E dunque meritevoli di menzione sono gli artisti che guideranno il pubblico in questo percorso sonoro tipicamente brasiliano:
- Maurizio Di Fulvio, chitarrista, si è formato artisticamente con musicisti quali J. Bream, A. Carlevaro, J. Scofield, P. Metheny e ha ottenuto primi premi e vari riconoscimenti in concorsi internazionali. Svolge una brillante carriera concertistica, in qualità di solista e con formazioni varie, suonando in tutto il mondo nei festival più prestigiosi a fianco dei più autorevoli chitarristi e musicisti contemporanei e ottenendo lodevoli testimonianze del pubblico..
- Alessia Martegiani, cantante, ha studiato a lungo la musica contemporanea e in particolare i ritmi e le sonorità della musica brasiliana, perfezionando la conoscenza del repertorio bossa-nova e samba-cançao e divenendo presto una delle voci italiane più richieste ed apprezzate a livello internazionale. Completano la formazione - Ivano Sabatini , contrabbassista esperto e dalla solida preparazione, che passa da accompagnatore a voce solista, creando atmosfere ricche di bellezza melodica e pregevole musicalità, e il batterista/percussionista Giacomo Parone, che, con equilibrato senso dell’estetica musicale, sottolinea ogni momento dell’esecuzione con effetti strumentali e particolari trovate ritmiche.

Il pubblico sangiovannese è pertanto invitato a prenotare il proprio biglietto di sola andata destinato ad un viaggio di prima classe, caratterizzato da momenti esecutivi di autentica estemporaneità e dall'inconfodibile sound latin-contemporaneo. 

NB. Direzione artistica: M°Luciano Pompilio; ingresso: ore 20.00 – inizio spettacolo: ore 20.30. Tesseramento stagione concertistica € 40,00/ Contributo associativo per singolo concerto € 7,00; prevendite presso “Edicola Corso Umberto I”, o direzione amministrativa ospedale “Casa Sollievo Della Sofferenza”.